Salviamo i tesori e la storia di Orvinio votandolo al concorso “I Luoghi del Cuore” FAI

17 luglio 2018 18:41

Chiese che racchiudono storie curiose e sorprendenti, campanili, opere pittoriche e scultoree che si intrecciano e si fondono con antiche mura, il verde della natura e gli scorci panoramici. Tutto questo lo troviamo ad Orvinio, in provincia di Rieti, nel Lazio.

Il borgo medievale, considerato uno dei più belli d’Italia, è candidato al concorso “I Luoghi del cuore”, la campagna nazionale promossa dal FAI – Fondo Ambiente Italiano in collaborazione con Intesa Sanpaolo.

Fino al 30 novembre si può votare per Orvinio cliccando sul link https://www.fondoambiente.it/luoghi/citta-di-orvinio?ldc, oppure tramite l’app del FAI o nelle filiali del Gruppo Intesa Sanpaolo.

La sua origine viene fatta risalire all’epoca in cui i Siculi occuparono la Sabina. La storia racconta che prima dell’anno mille l’antica città fu completamente distrutta. Il nuovo insediamento prese il nome di “Canemortem” che conservò fino al 1863.

Per molti secoli, Orvinio rimase sotto il dominio dei monaci Benedettini di Santa Maria del Piano, nel XVI secolo divenne prima feudo della famiglia Orsini e poi della famiglia ducale dei Muti. Dopo il 1625 passò al casato dei Borghese. Nell’800 fece parte dello Stato Pontificio e fu sede di Governo e residenza del Governatore.

Marco Terenzio Varrone, nato a Rieti o in alta sabina nel 116 a. C., lodava Orvinio per la sua ampiezza e nobiltà, ricordandone gli antichi sepolcri, le possenti mura e i due templi eretti sull’Arce, dedicati a Minerva e ad Atena.

Il più alto centro abitato del Parco Naturale Regionale dei Monti Lucretili, per i suoi 840 metri d’altitudine, ha dato i natali al pittore secentesco Vincenzo Manenti, all’incisore Girolamo Frezza vissuto nel ‘700 e vi ha trascorso l’infanzia Virgilio Brocchi, noto negli anni ’30 come romanziere.

Tale è stato il legame con la sua terra, che Manenti è sepolto, insieme al padre Ascanio pittore noto in contatto con uno dei più importanti centri artistici romani, nella chiesa di Santa Maria dei Raccomandati. Al centro del paese una effigie ricorda la casa dove vissero i Manenti.

All’interno dell’edificio ecclesiastico, che si trova nella zona alta del centro storico, si possono ammirare due altari laterali sormontati dagli affreschi di San Francesco e della Madonna del Rosario.

Vicino all’altare maggiore si aprono due cappelle, a sinistra quella della famiglia Cervelli, con un affresco di Santa Lucia posizionato sull’altare, e a destra quella della famiglia Basilici, al cui interno sono rappresentati alcuni componenti della casata.

Sull’altare maggiore è raffigurata Santa Maria dei Raccomandati, mentre sopra l’altare, in una cornice di stucco quadrata, un affresco di Vincenzo Manenti rappresenta l’apparizione di un Angelo alla Madonna. La chiesa è decorata con bellissimi marmi policromi.

Su disegno di Gian Lorenzo Bernini e per volere del barone Giacomo Muti, nel 1612 è stata eretta la chiesa di San Giacomo. All’interno vi sono dipinti sempre di Vincenzo Manenti, così come altre sue opere si trovano nella chiesa di Santa Maria di Vallebona, che si trova in una borgata a poca distanza dal centro abitato di Orvinio, lungo la strada per Scandriglia.

Dall’aspetto imponente è il Castello dei Marchesi Malvezzi Campeggi fondato probabilmente nel XII secolo dai discendenti dei conti dei Marsi e trasformato in Palazzo Baronale nel XVI secolo. Nel muro di cinta, ornato da merli, si apre un portale monumentale, con decorazioni a bugne, e al di là si trova un cortile, sul quale si affaccia una costruzione con una torretta angolare.

Votare per Orvinio al concorso del FAI, come invita a fare la Media Agency Data Stampa, che sostiene questa candidatura, vuol dire tutelare questo “luogo del cuore” italiano.

Più sono i voti per Orvinio, più sarà reale e concreta la salvaguardia e valorizzazione del suo patrimonio artistico, culturale e naturalistico.

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