L’Arizona e il ricordo degli Apache

5 luglio 2014 16:00

L’Arizona, soprattutto la sua parte orientale, è fortemente influenzata dall’antica presenza degli Apache, affascinante tribù che chiamava se stessa “Il popolo”. Insieme ai Navajo potrebbero aver attraversato lo stretto di Bering circa 6000 anni fa, per migrare successivamente nelle grandi pianure e nel sud-ovest.  Già alla fine del XVI secolo, quindi, si erano fermati stabilmente in varie aree: i Navajo nella regione de Four Corners, gli apache occidentali tra le montagne  del centro e dell’Est e gli apache Chiricahua nelle montagne sudorientali. La loro vita, almeno all’inizio, scorreva lenta e in modo abitudinario con gli uomoni che andavano a caccia e le donne che si occupavano di cercare delle piante commestibili da preparare. Le loro capanne erano classicamente decorate con pelli di animali e avevano una forma conica, almeno fino a quando l’incontro con i gruppi vicini non portò alla coltivazione di granturco, fagioli e zucche.

Qualche tempo dopo iniziarono a compiere razzie ai danni degli invasori e delle tribù vicine, perchè acquisirono esperienza e velocità con l’utilizzo dei cavalli tolti agli spagnoli o ai soldati e ai coloni messicani. Gli Apache divennero ben presto degli abilissimi guerrieri e riuscirono ad avere la meglio nelle battaglie, nove volte su dieci e con tenacia non permisero a nessuno, soprattutto agli anglosassoni, di impossessarsi delle loro terre per molto tempo. Nel 1886, poi, ci fu la resa di Geronimo e l’esercito degli Stati Uniti, formato in buona parte proprio dagli apache esploratori, riuscì a bloccare i ribelli. In cambio ottennere molti beni e un nuovo stile di vita.

Tuttavia la pace non durò molto e un destino particolarmente duro toccò agli Apache Chiricahua che dovettero allontanarsi dalle loro aree. Molti appartenenti a tali tribù, comunque, oggi vivono e lavorano in Arizona e qualcuno parla la lingua originale, continuando a seguire le più antiche tradizioni.

fonte: guida Arizona della Nationa Geographic (si ringrazia la casa editrice White Star)