I Masai: pastori d’Africa, tra Tanzania e Kenya

I Masai: pastori d’Africa, tra Tanzania e Kenya

Vivono a contatto con la natura e ogni più picccolo rumore della savana per loro non è misterioso: con i loro abiti a fondo rosso realizzati da vecchie stoffe, riescono ad apparire anche piuttosto eleganti i Masai e, del resto, ad arricchire la loro figura ci sono anche decine di monili e accessori prodotti a mano con coloratissime perline. Questi pastori d’Africa, arrivarono in Kenya e Tanzania dalla regione del Nilo sudanese nel lontano XVIII secolo e, immediatamente, su di loro si svilupparono una serie di leggende metropolitane che, però, evitarono che fossero deportati come schiavi. Tutti credevano che fossero molto temibili, ma ben presto la peste bovina che uccise gran parte del bestiame, li costrinse a ritirarsi in appezzamenti di terra limitata, visto che quasi tutte le aree da loro occupate, diventarono riserve faunistiche o fattorie. Oggi i Masai sono divisi in gruppi e, ogni quindici anni circa, avviene con una solenne cerimonia di iniziazione il passaggio da una fase all’altra. I più potenti sono quelli inseriti nel gruppo dei guerrieri, i moran.

Tra famiglie vicine e lontane l’interazione è importante e, a volte, un folto numero di appartenenti ad un gruppo riesce a compiere pure diversi chilometri per assistere magari ad una cerimonia di iniziazione. La ricchezza viene misurata in termini di figli e capi di bestiame e devono essere presenti entrambi in quantità, affinchè non si sparga la voce che l’uomo in questione è molto povero. Vendere il bestiame è considerato degradante e non avere bambini che corrono per casa non è segno di abbondanza e, in questo modo, meglio non possedere grandi ricchezze in termini economici, ma vivere nel rispetto di tutti i Masai.

Ogni ragazzo adolescente viene circonciso, senza anestesia e deve cercare di lamentarsi il meno possibile, in quanto se urla viene interrotta l’operazione, ma lui verà respinto dai suoi pari per molti anni. Famose sono le danze masai, basate fondamentalmente sui salti e tanto più in alto il ballerino riesce ad andare, tanto più sarà rispettato. I guerrieri si riconoscono dai teli rossi legati in vita con cinture di cuoio, capelli impastati di ocra e dalle lance caratteristiche.

masai

I turisti che giungono in questo tratto d’Africa, specie in Kenya, spesso vengono indirizzati dalle guide locali alla scoperta dei loro villaggi. Purtroppo, il più delle volte, si tratta di “invenzioni” ad uso e consumo del visitatore sprovveduto. Raramente, infatti, loro possiedono una base davvero fissa. In ogni modo, il viaggiatore viene accolto tra canti e balli e le donne mostrano gli oggetti preparati con le perline e in vendita. Davvero molto difficile tornare in albergo a mani vuote, perché le coloratissime creazioni, a buon mercato, sono piuttosto belle. Piacevole in ogni caso trascorrere del tempo con loro, scoprire come in mezzo ad una realtà ben lontana da ricchezza e tecnologia, riescono ad avere meno pensieri ed essere più felici. Nonostante le difficoltà, anche se rischiano malattie e povertà: per loro la ricchezza è fatta dalle piccole cose, dai paesaggi e dai tramonti e dallo sguardo dei propri cari.

 

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