La rocca di San Leo e il mistero di Cagliostro

Se vi piacciono i luoghi misteriosi, allora la rocca di San Leo, situata a guardia del territorio del Montefeltro, sui confini settentrionali della provincia di Pesaro e Urbino, fa per voi! Qui, nella cella del “pozzetto”, collegata con l’esterno solo attraverso una piccola botola, venne tenuto rinchiuso per più di quattro anni, dal 1791, uno dei personaggi più enigmatici e controversi che la storia ricordi: il conte di Cagliostro, al secolo Giuseppe Balsamo.

Massone, alchimista, taumaturgo, mago. Per molti solo un ciarlatano. Mozart ne subì il fascino, tanto da ispirarsi a lui per un personaggio del Flauto Magico. Di lui scrissero anche Goethe, Schiller, Carlyle e Dumas. Il fascino ambiguo del conte Cagliostro, condannato al carcere per eresia, si accrebbe proprio durante gli anni della sua segregazione nella prigione di San Leo, quando l’Inquisitore Francesco Saverio de Zelada, venuto a visitarlo, non riuscì a comprendere come il prigioniero potesse resistere in quelle disumane condizioni. Vi rimase fino alla fine dei suoi giorni, avvenuta nell’agosto del 1795. Del luogo della sepoltura dove fu tumulato senza benedizione, si è perduta la traccia. Tutt’oggi, comunque, la rocca di San Leo attrae un gran numero di visitatori, affascinati anche dalla bellezza del forte ideato dal grande architetto e ingegnere militare Francesco di Giorgio Martini. Al suo interno, oltre le tetre prigioni, sono visibili armi e armature, gli ambienti residenziali e delle esposizioni temporanee.

La città della rocca, inoltre, è da poco entrata a far parte del patrimonio della World heritage List dell’UNESCO. San Leo, città d’arte, capitale storica del Montefeltro (antico nome di San Leo fino al XII secolo), luogo di passaggio di San Francesco e Dante, prigione di Felice Orsini, oltre che di Cagliostro, ha avuto anche l’onore di essere capitale d’Italia o, meglio, del Regno Italico di Berengario II, il quale fu sconfitto a Pavia nel 961 d.C. da Ottone I di Sassonia  e che poi si rifugiò a San Leo, dove resse l’assedio per due anni prima di cedere all’avversario. Con l’unità d’Italia il comune di San Leo è appartenuto alle Marche, nella provincia di Pesaro e Urbino, fino al 15 agosto 2009, quando ne è stato distaccato congiuntamente ad altri sei comuni dell’Alta Valmarecchia per entrare a far parte della regione Emilia Romagna, in attuazione dell’esito del referendum del 2006. Su questa variazione territoriale incombe, però, il ricorso della Regione Marche alla Corte costituzionale.

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