Il Taj Mahal e il pericolo dell’inquinamento

22 novembre 2016 9:00

Lo guardi sullo sfondo e pensi solo che è perfetto: in grado magicamente di cambiare colore e di assumere gradazioni particolari ad ogni ora del giorno. Eppure il “monumento all’amore”, quel mausoleo costruito con tutti i materiali migliori conosciuti all’epoca è minacciato molto seriamente dall‘inquinamento. In India e soprattutto dalle parti di Agra dove arrivano quotidianamente milioni di turisti, il caos è tanto e presto, anche molto velocemente, il Taj Mahal potrebbe deteriorarsi. In verità, il marmo è piuttosto resistente e non soffre per gli agenti atmosferici naturali come il vento e la pioggia che però portano all’erosione dell’arenaria molto tenera. Questo non vuol dire che non abbiano effetti definitivi e disastrosi, però: il biossido di zolfo sospeso in quella foschia polverosa regala quasi un fascino misterioso al monumento mentre lo rovina.

Tutti dettagli che sfuggono ai turisti ma non agli esperti che mostrano eccessiva preoccupazione. Questa sostanza agisce purtroppo in modo determinante, perché entra in contatto con l’umidità atmosferica e si sedimenta sotto forma di acido solforico sulla superficie di questa bellissima tomba. In tal modo comincia ad ingiallirsi e il marmo bianco non appare più del tutto liscio e gli interventi sono indispensabile per non decretare in un futuro, nemmeno troppo lontano, la sua fine.

Che cos’è che causa tanto inquinamento? Principalmente la circolazione di veicoli nelle superstrade, senza contare la presenza di almeno 1700 industrie all’interno e dalle parti di Agra. Attualmente si procede con un periodico lavoro di “Pulizia” del Taj Mahal che già aiuta, ma questo potrebbe non bastare. Tra l’altro, pure le sostanze usate non di rado intaccano il marmo e si nota già quanto hanno perso luminosità. A denunciare questo fattore soprattutto i custodi che illuminando il palazzo con le torce, mostrano i cambiamenti in corso, ma i fondi per il recupero rischiano di non essere presenti in tempi brevi, mentre il problema è reale e urgente da risolvere.

La struttura

Si tratta di un complesso architettonico che copre un’area di circa 580 per 300 metri con cinque elementi principali: parliamo del daewaza (portone), il bageecha (giardino diviso in quattro parti) il masjid (moschea), il mihman khana (casa degli ospiti) e il mausoleum ovvero la tomba di Shah Jahan. Alle mura sono poi addossate strutture secondarie con due portali secondari ed otto torri ottagonali. Il complesso tombale è accessibile da tutti e quattro i punti cardinali attraverso il fiume Yamuna (nord), due portali secondari (est e ovest) ed uno principale (sud).

Il giardino è composto da fiori, canali di acqua che riflettono splendidamente il Taj Mahal e viali alberati. La moschea, invece è rivestita quasi completamente di roccia arenaria rossa locale. Il marmo bianco è utilizzato un po’ ovunque per evidenziare cupole e spazi. La curiosità è che in tutto il complesso si ritrovano elementi di simmetria e di geometria autoreplicante: è possibile trovare pochi elementi principali che si ripetono in tutte le strutture. Tutta l’opera è perfettamente simmetrica anche nella distribuzione degli spazi pieni e vuoti. Tutto è allineato e regala agli occhi una armonia incredibile.

Photo Credit: Thinkstock

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