Tour di Chernobyl, cosa vedere

Sembra una notizia curiosa, eppure anche a seguito del recente terremoto in Giappone, con i conseguenti danni alle centrali nucleari che stanno ancora facendo tenere il fiato sospeso a tutto il mondo, un tour di Chernobyl non può che fare bene per ricordare e anche per imparare dal passato. In occasione dei 25 anni dal disastro radioattivo del 1986, infatti, alcune aree della cittadina al confine con la Bielorussia saranno aperte alle visite dei turisti. La visita sarà lunga un solo giorno e riguarderà l’area della centrale dove avvenne una delle tragedie più grandi che il mondo conosca. Per anticipare l’evento, i siti sono stati mostrati in anteprima a un gruppo di giornalisti europei, tra i quali un reporter di Scientific American. Tra timore e curiosità, è una esperienza che segna e che fa inevitabilmente rendere conto di quanto la mano dell’uomo contro la natura, finisca per ritorcersi contro se stesso.

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Tendenza del turismo sostenibile

Un modo per incrementare l’accoglienza turistica e allo stesso tempo di salvare le sorti di un antico borgo? Realizzare un albergo diffuso, una tendenza in linea con i principi del turismo sostenibile e in crescita anche in Italia, dove non a caso si è anche costituita l’Adi, ossia l’Associazione Nazionale Alberghi Diffusi che ha come obiettivi quello di promuovere e sostenere lo sviluppo di queste strutture nella nostra penisola, tutelandone l’immagine. Il valore aggiunto di questo tipo di strutture di accoglienza turistica è anche nel fatto che sono un po’ case e un po’ alberghi e che danno agli ospiti la sensazione di vivere in un villaggio, ossia in una dimensione a misura d’uomo oramai purtroppo dimenticata. Questo ne fa il luogo ideale per un weekend con la famiglia e anche per un viaggio romantico. Ma quanti sono e dove si trovano gli alberghi diffusi d’Italia. Goolliver è andato per voi alla ricerca di alcuni tra i più affascinanti. Seguiteci!

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Girare il mondo con Erasmus per studenti ed insegnanti

Erasmus

Tutti conosciamo, almeno per sentito dire, il programma di scambi Erasmus, acronimo di European Community Action Scheme for the Mobility of University Students. E’ nato nel lontano 1987 e promuove la cooperazione europea in otto settori: dall’istruzione scolastica all’istruzione superiore, dalle nuove tecnologie alla formazione degli adulti.

Dal 2004 esiste anche Erasmus Mundus, con l’obiettivo di favorire la mobilità degli insegnanti su scala globale attraverso master professionalizzanti in tutto il mondo.

I corsi già attivi in questo programma di mobilità internazionale per docenti sono ben 103, mentre le istituzioni europee d’istruzione superiore coinvolte sono 269. Si tratta di corsi di aggiornamento, dottorati, master, borse di studio ma anche stage e partnership.

I paesi coinvolti sono un centinaio, considerando quelli che fanno parte dell’Unione Europea, dello Spazio Economico Europeo e della Associazione europea di libero scambio, inclusi Paesi cosiddetti “terzi”. Insomma, stiamo parlando di un programma che mette in moto un vero e proprio circolo virtuoso mondiale della conoscenza.

Ma il coinvolgimento degli insegnanti avrà gli stessi risultati paragonato all’enorme successo del programma Erasmus per gli studenti?

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