Québec: sulla strada per Wendake, alla ricerca dei nativi canadesi

7 luglio 2016 17:08

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La pelle ambrata illuminata da occhi neri e profondi, incastonati come pietre scure su un volto segnato dal sole. E poi la voce dal timbro deciso ma pacato e un abbigliamento che ricorda i primi indiani. In un’epoca in cui per catturare turisti si mettono in piedi dal nulla antiche città, viene quasi difficile pensare di trovarsi di fronte ai veri discendenti dei primi nativi canadesi. Eppure a Wendake è ancora possibile ascoltare le bizzarre storie degli indiani Uroni intorno al fuoco tra capanne in legno. Principesse, tartarughe, amori impossibili e finali non sempre previsti fanno parte di ipnotiche storie, complice anche la luce che ad ogni ora del giorno ha sempre un fascino diverso. In Québec è imperdibile la visita ad un villaggio perfettamente ricostruito con tanto di annesso museo, dove guide e attori mostrano quella che era la vita da queste parti nei secoli ormai andati.

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Wendake, dunque, resta l’unica riserva degli Uroni e all’interno dell’HôtelMusée Premières Nations si può prendere parte ad una cerimonia religiosa, impastare il “pane” tipico e cucinarlo direttamente sul fuoco cercando di non bruciarlo. E dopo aver gustato il suo sapore fin troppo dolce, entrare nelle capanne ed imparare di più sugli usi e costumi dei nativi.

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Poi si può tornare dentro l’albergo per una cena tipica per chi lo desidera o entrare al museo ed avere un quadro completo sugli Uroni.

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Il villaggio

 

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Nelle capanne vivevano insieme diversi nuclei familiari, ma gli ambienti erano destinati pure a diverse attività quotidiane, dalla preparazione degli alimenti, alla pulitura delle pelli e tutto ciò che serviva alla tribù per vivere. Il tutto arricchito dai classici “cattura sogni” che in Québec sono piuttosto comuni e animali impagliati in ogni dove. Segno di vari trofei di caccia ed avventure adrenaliniche tra la vegetazione locale. In alto, ancora adesso, dei pesci ad essiccare per la cena e intorno alcuni personaggi intenti a riproporre il rito di fumare la pipa. E poi il “capo villaggio” che racconta ai presenti del simbolismo di ogni tradizione, non ultimo quello legato allo spirito dei defunti, alla loro energia. Attraverso racconti che mettono a dura prova la logica.

Wendake

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Si tratta del nome attuale della  riserva Huron-Wendat fondata nel Seicento, che si trova nella periferia di Québec. Gli attuali abitanti effettivamente discendono dai nativi e al di fuori dell’hotel e nel paesino si occupano di  fabbricazione artigianale di gioielli, sculture in legno e cucito di pellicce, che vendono in molti negozi del luogo. Ma la vera attrazione resta appunto il villaggio ricostruito,  il luogo tradizionale Urone “Onhoüa Chetek8e“, un recinto oltre il quale sembra di intraprendere un viaggio nel tempo.

Gli indiani dell’est America e i falsi miti

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Oggi molti film cercano di riproporre il passato locale. Ma i risultati sono sempre scarsi. A Wendake, invece, tutto riporta all’atmosfera di una volta. E i falsi miti vengono fuori. Come ad esempio il fatto che i nativi non erano poi tanto nomadi come sempre abbiamo creduto. Un momento di cultura ma anche un piacevole attimo in cui dimenticare tutto e lasciare che l’immaginazione ci riporti ad un’epoca che non abbiamo conosciuto.

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Come arrivare in Québec

Dall’Italia, si può giungere a Montréal grazie anche alla compagnia aerea Air Transat. La stessa opera voli di linea e voli charter e serve 90 destinazioni in 25 paesi. Lo scorso anno, ha vinto il Premio Skytrax 2015, come miglior vettore nord americano per i viaggi vacanze, vanta voli non-stop da Roma, Venezia e Lamezia per Montréal e Toronto e da quest’anno anche alla volta di Vancouver, in esclusiva per l’Italia da Roma Fiumicino.

 

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